Via Lelli, 55 (Località Caniga)

Accorgimenti da prendere prima di mettere la nostra barca a “riposo”

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Anche questo mercoledì daremo qualche piccolo consiglio utile a tutti i nostri fan e a tutti coloro i quali avranno il piacere di diventarlo.

Oramai pare che la stagione fredda sia arrivata ed è arrivato il momento di mettere a “riposo” la nostra barca.

Come comportarci?

Partiamo dal rimessaggio, ovvero dove “parcheggiare” la barca durante l’inverno.

Ci sono molti elementi da analizzare. Innanzitutto la posizione geografica, che va scelta considerando che dovremo raggiungere la nostra barca anche al di fuori delle normali giornate di uscita per effettuare – ad esempio – manutenzioni.

Oltre al porto, di primaria importanza è il punto effettivo di ormeggio, che dovrebbe essere ben posizionato per facilitare le manovre di entrata e uscita. Bassi fondali, risacca accentuata e bitte d’ormeggio insufficienti sono purtroppo deficit frequenti a cui porre la massima attenzione.

Veniamo ora al tasto dolente: quanto costa?

Impossibile dare una cifra esatta, perché ogni marina ha il suo tariffario. Possiamo però affermare che per una barca di 6,50 metri la media nazionale si aggira intorno ai 1.900 euro annui. Per una barca di 10 metri arriviamo a circa 3.300 euro annui, mentre per un 13 metri la media si aggira intorno ai 5.200 euro. Altro quesito: meglio il rimessaggio a secco o in acqua?

Lasciare l’imbarcazione in mare, esposta alle intemperie, significa sottoporla ad un’usura maggiore. Tirarla a secco diminuisce il rischio di osmosi, evita la formazione di umidità all’interno, riduce i rischi legati alle mareggiate e facilita le operazioni di pulizia e manutenzione. Di contro c’è ovviamente l’impossibilità di utilizzare l’imbarcazione in tempi rapidi e rischiare (ma è raro) che si rovini la vetroresina qualora l’invaso non sia ben realizzato, questo per via della distribuzione delle forze che agiscono sulla carena in modo differente da quando si è in acqua. Per quanto riguarda le tariffe, è generalmente più oneroso il rimessaggio in acqua, se si escludono i costi delle operazioni di copertura e considerando che alaggio e varo vanno comunque fatti una volta all’anno.

Veniamo ora all’altro capitolo di quello che abbiamo rinominato il “letargo” della nostra imbarcazione: la manutenzione.

 Non bisogna infatti pensare che basti solo un buon rimessaggio per affrontare il lungo inverno: c’è infatti una serie di lavori che è bene eseguire per farsi trovare pronti l’estate successiva. Il periodo migliore per le operazioni di manutenzione è sicuramente l’autunno, poco prima di mettere la barca al riparo. In questo momento, avendo utilizzato la barca durante la bella stagione, abbiamo un’idea fresca e precisa di quali siano gli interventi più urgenti da eseguire. Il motore ci ha dato dei problemi o magari abbiamo magari urtato uno scoglio? Meglio agire immediatamente e non rimandare questi provvedimenti alla primavera. Prima di ogni cosa, nel momento in cui la barca viene alata, è obbligatorio intervenire sulla carena con l’idropulitrice, per evitare il sedimentarsi di incrostazioni. Se vorremo goderci le nostre uscite senza essere costretti a munirci di maschera per pulire la fastidiosa vegetazione sulla carena che inevitabilmente rallenta la barca, sarà bene carteggiare la chiglia, utilizzare un primer epossidico e una vernice antivegetativa. Strati su strati di vernice accumulata sono infatti fortemente sconsigliati perché favoriscono l’umidità interna che a lungo può trasformarsi in osmosi. Per quanto riguarda le eliche e altre parti in metallo, non bisogna mai dimenticare che l’acqua di mare è un liquido conduttore e corrosivo. Le carene hanno un’alta presenza di metalli: assi, eliche, piedi poppieri sono tutti componenti realizzati con vari metalli che hanno una diversa elettronegatività. L’acqua salata, da ottimo elettrolita, può collegare elettricamente tra loro queste parti, col risultato di corrodere il metallo meno nobile (ovvero quello dall’elettronegatività minore).

Per ovviare al fenomeno della corrosione galvanica viene in nostro aiuto lo zinco, metallo che si caratterizza per una bassissima elettronegatività. Basta applicare delle apposite placche, dette anodi, in alcuni punti strategici e il gioco è fatto: lo zinco si lascerà corrodere e, di conseguenza, proteggerà le parti più importanti della carena. Così l’energia galvanica non sarà più un problema.

Per il resto, sono tante le procedure per l’invernaggio ed esistono numerose checklist sui lavori di manutenzione da eseguire.

Gli interventi più importanti?

In primis la pulizia di coperta, acciaio, teak, legni, scotte e oblò, con verifica di guarnizioni e cuciture varie. Poi l’ispezione di ancora, catena, salpancora, avvolgifiocco e ogni altro componente.

Per quanto riguarda la carena, è opportuno pulire murate e elica, ma non va sottovalutata l’ispezione dell’impianto: luci di navigazione e quadro elettrico prima di tutto (e magari spruzzare dell’antiossidante sui contatti elettrici). In caso si tratti di una barca a motore sostituire olio e filtro, verificare cinghia, fascette e manicotti. E sottocoperta? Anche qui una pulizia approfondita, anche della tappezzeria, con verifica delle prese a mare.

Tutto ciò può sembrare eccessivo – soprattutto ai neofiti – ma una barca è esattamente come un’automobile.

Fare tagliandi periodici e trattarla bene tutto l’anno la farà vivere in salute e, soprattutto, più a lungo. Non c’è nessun dubbio che le cure dedicate saranno ricambiate da ottime prestazioni di navigazione.

Contattaci allo 079 2676072 o vieni a trovarci presso la nostra sede di Sassari in Via Lelli 55 (Loc. Caniga) oppure ad Alghero in Via XXIV Maggio 3/G.

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